Chi mi ha Dato la Patente ha Commesso un Grave Errore

via napione ore 18 (1)

 

Io non so guidare l’automobile.

La patente ce l’ho, è proprio che non sono capace a guidare un mezzo che non sia una bicicletta o un motorino.

Ho preso la patente a 18 anni, io non volevo prenderla perché mi trovavo molto bene con la mia bicicletta gialla, ma mia madre mi obbligò: “Vedrai che ti servirà più avanti, devi prenderla ora perché poi non la prendi più”.

Mia madre considerava l’atto di prendere la patente uno dei più importanti gesti di emancipazione della donna, la liberazione da millenni di sudditanza al maschio, la rappresentazione della presa di coscienza della propria indipendenza e della propria forza femminile.

Dopo aver frequentato la scuola guida senza capire le spiegazioni, incredibilmente superai sia la teoria, sbarrando le risposte del quiz a caso, sia l’esame di pratica, grazie all’insegnante della scuola guida che muoveva i doppi pedali al posto mio.

L’esaminatore stava seduto dietro e sfogliava una rivista di gossip; essendo luglio le pagine erano piene di seni e glutei, sicuramente più interessanti dei miei maldestri tentativi di parcheggio.

Grazie alla fortuna e a Novella 2000 presi la patente.

Guidare in mezzo al traffico mi sembra una cosa complicatissima, magari un aereo nel cielo potrei anche pilotarlo, ma una macchina in centro città no.

Oltre ad avermi obbligato a prendere la patente, mia madre mi obbligò anche a guidare: un giorno, neo patentata, mi mise in mano le chiavi della sua Mini Cooper nera col tetto bianco e un TuttoCittà malconcio e mi mandò a ritirare le tende dal tappezziere.

Fu una delle esperienze più traumatiche della mia vita.

Incredibilmente riesco ad arrivare a destinazione, ritirare il pacco gigante e ripartire.

Sulla strada del ritorno la situazione si fa complicata: la città, l’ora di punta, i clacson, l’incrocio di Piazza Statuto: tutte le altre automobili si sono messe d’accordo per venirmi addosso, mi suonano, mi puntano, sono nell’epicentro dell’inferno.

Allora faccio la cosa più ovvia e naturale del mondo: scendo dall’auto, prendo le tende e torno a casa a piedi.

Solo che lascio l’auto in mezzo all’incrocio.

Arrivata a casa dico a mia madre: “Mamma, tutte le auto mi venivano addosso e allora sono tornata a casa a piedi”.
“Va bene cara, andiamo a prenderla, dove l’hai parcheggiata?”
“Non l’ho parcheggiata, l’ho lasciata in mezzo all’incrocio, tutte le altre auto si sono messe d’accordo per venirmi addosso”.

Al nostro arrivo la Mini Cooper era ancora lì, solo che era sopra un carro attrezzi che la stava portando via. Almeno 4 auto di vigili urbani e relativi agenti cercavano di ricomporre il traffico impazzito e smantellare l’ingorgo folle che aveva creato la mia piccola Mini abbandonata.

Mia madre si arrabbiò parecchio e, con mio grande sollievo, mi ritirò la patente.

E, per vostra fortuna, ce l’ha ancora lei.

 

Post Scriptum: a me l’automobile in città sembra una cosa pericolosissima, un proiettile di lamiera impazzito lanciato in mezzo alla folla, una scatoletta di metallo, un cubicolo d’acciaio, una gabbia che ti porta alla follia.
Prova a fermarti lungo una strada trafficata, o ad un semaforo, e guarda gli esseri umani che ci sono dentro: sono da soli, parlano da soli, imprecano, bestemmiano, pigiano ripetutamente il clacson pensando che con la loro insistenza riusciranno a far spostare le 380 automobili ferme davanti, o a far diventare verde un semaforo rosso, o a far sparire i lavori in corso. Sono grigi e soli, rinchiusi in un parallelepipedo di lamiera zincata.
Sono rabbiosi ed aggressivi, oppure passivi e rassegnati, qualcuno canta e muove la testa a tempo di musica e mi sembrano i movimenti stereotipati degli elefanti a catena.

Però ieri sono salita sull’automobile, come passeggera ovviamente, mi sono appisolata, e al mio risveglio ero al mare.  Allora l’automobile si è trasformata da una gabbia che ti porta alla follia a un tappeto magico che ti trasporta al paradiso.
Come la vita, la stessa cosa , inferno o paradiso.

(Nell’immagine l’opera dal titolo “Via Napione h 18” realizzata da me medesima)

 

Una risposta a "Chi mi ha Dato la Patente ha Commesso un Grave Errore"

  1. Sono scoppiata a ridere all’idea della mini sul carro attrezzi… all’inizio è un deliro, ma è con la pratica che si impara a guidare, io abitando in una piccola città in cui i mezzi pubblici sono un disastro non potrei muovermi senza auto (negli anni in cui non ne ho avuta una tutta mia è stato un vero problema)… diciamo che per dare pratica è meglio stare lontano dal centro città

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