Io e il mio Amico Ricky

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Non so voi, ma io da bambina avevo un amico immaginario.

Si chiamava Ricky, era il protagonista del telefilm “Il mio amico Ricky” in onda in Italia dal 1982 al 1987.

Visto che io prendo le cose alla lettera, Ricky diventò il mio amico.
Era un bambino biondo molto bello, nel telefilm aveva un trenino per spostarsi da una stanza all’altra di casa. Era un bambino sfondato di soldi, il mio amico Ricky.

Per un periodo ha vissuto a casa mia, lo vedevo solo io ma vabbè, la mattina lui andava a scuola a Manhattan, il pomeriggio girava il telefilm e io lo guardavo dal piccolo schermo, poi tornava da me ed il resto del tempo eravamo sempre insieme.

All’inizio Ricky dormiva per terra sul tappeto perché in camera avevo solo un letto; ci divertivamo un sacco insieme, eravamo una bellissima coppia, ne facevamo di cotte e di crude.

I problemi incominciarono quando lui, abituato ad un certo tenore di vita, iniziò a lamentarsi per il trattamento offerto a casa mia.

“Non posso mica dormire sempre per terra, a casa ho un letto a forma di automobile da formula 1, una sala giochi con pac man e flipper, un trenino per spostarmi da una stanza all’altra. Qui dormo per terra come un cane”.

“E allora tornatene a casa tua, qui siamo a Torino, mica a Silver Spoons.”

Poi però mi intenerivo e lo facevo dormire nel mio letto.
E la mattina mia madre mi trovava a dormire sul tappeto per terra, perché Ricky il viziatello voleva il letto tutto per sé.

Iniziammo a litigare sempre più spesso, Ricky si lamentava di tutto e toccava sempre a me andare a richiedere alla famiglia ospitante, ovvero i miei genitori, un cambiamento di trattamento.

“Mamma, Papà, la situazione sta diventando inaccettabile. Ricky è abituato ad avere lo chef a casa, mica può mangiare i sofficini findus. Per colpa vostra è sempre di cattivo umore e litighiamo.
“Va bene cara, sta sera facciamo l’anatra all’arancia per il tuo amico Ricky”.
Tornavo tutta felice a preannunciare il menù, poi a cena c’era il minestrone findus con i bastoncini findus.

Ricky era furioso, fortuna che a pranzo mangiava alla mensa di scuola a Manhattan.

Iniziavo a sentire crescere in me il sospetto che i miei genitori mi prendessero in giro, e contemporaneamente Ricky iniziava a starmi un po’ sul culo.

“Mamma, Papà, Ricky non vuole venire al mare in Liguria, preferirebbe la Costa Rica, mi ha detto che può prenotare in un resort che conosce lui, va bene?”
“Certo cara, prenota pure al resort che conosce il tuo amico”.

“Mamma, Papà, Ricky vorrebbe una zebra a casa, dice che il cane lo sta annoiando”.
“Certo cara, prendiamo la zebra la prossima settimana”.

“Mamma, Papà, Ricky ha detto che preferirebbe che ci trasferissimo a Firenze, vorrebbe studiare la cultura rinascimentale italiana”.
“Certo cara, domani traslochiamo”.

Ero stretta tra due fuochi, da una parte i miei genitori sotto consiglio dello psicologo infantile evitavano il contrasto e accettavano ogni mia richiesta senza però mai esaudirla, dall’altra il mio amico Ricky era sempre più arrabbiato, mi trattava male e mi pressava in continuazione.

Poi però a momenti diventava gentile e diceva che mi amava e che da grande mi avrebbe sposata.

Un bel giorno lo guardai dritto in faccia: Ricky era effettivamente un bel bambino ma aveva una caratteristica: aveva la faccia da stronzo. E difatti lo era.

D’un tratto realizzai: Ricky è stato qui con me per un anno, dorme nel mio letto, mi fa litigare con i miei genitori, non è mai soddisfatto.

E io ho 8 anni e sto mettendo le basi per rapporti disturbati, malsani ed infelici.

Dopo un anno di vessazioni prendo il coraggio a quattro mani.

“Ricky, purtroppo noi facciamo parte di due mondi diversi, tu rappresenti l’opulenza degli Stati Uniti d’America, io sono una bambina italiana degli anni 80. Tu abiti in una villa e fai i telefilms, giri in trenino per casa, la tua vita è tutta un luccichio.
Tu rappresenti quello che io odio, il tiranno dispotico ed oppressore, il ricco latifondista, lo schiavista, il turbocapitalismo che prenderà il sopravvento negli anni a venire, ma soprattutto, caro il mio amico Ricky, tu c’hai la faccia da stronzo. Prendi la porta e sparisci dalla mia vita”.

Niente male per una bambina di 8 anni.

 

 

 

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