La Guerra Infinita Contro i Capelli Ricci

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I capelli possono essere un grande dramma per noi donne.
Provate a cercare su google “Hair Problem” e vi renderete conto della portata di questo dramma che si consuma ogni giorno sotto i nostri occhi.

Io ho sofferto molto a causa dei miei capelli ricci. Li ho ereditati da mio padre, mia madre invece ha i capelli lisci come spaghetti.

Essere figlia riccia di madre liscia può essere una terribile sventura, soprattutto quando la genitrice in questione reputi il riccio disordinato e poco elegante, e cerchi in tutti modi di eradicare e nascondere alla società la tua caratteristica, ritenuta un handicap vergognoso, uno scherzo della genetica.

Mia madre ha cercato per anni in tutti i modi di estirpare questa menomazione.

A causa dei miei capelli ricciolini ho subito discriminazioni, sessioni di tortura con il pettine infernale, ho portato i bigodini della vergogna, sono stata sottoposta a sedute di contropermanente per cercare con prodotti chimici altamente tossici di eliminare questo handicap. Con pessimi risultati.

I capelli ricci non devono essere per nessuna ragione pettinati col pettine a denti stretti. Mai.
Ma mia madre non lo sapeva, e nella mia infanzia ho subito in silenzio le terribili sedute quotidiane col pettine torturone.

Non possono neanche essere spazzolati quotidianamente e asciugati col phon come quelli lisci, pena l’effetto capellone nuvolone.

Van trattati gentilmente, i nostri ricciolini, vanno riempiti di balsami addolcenti e oli nutrienti.
Mia madre invece, da liscia sfegatata, sosteneva che il balsamo appesantisce i capelli e quindi non me lo metteva.
E i nodi che si formavano e che andavano trattati con il pettine torturone facevano invidia ad un pastore bergamasco. O per chi non conosce la razza di cani, a Bob Marley.

Si annodano, si gonfiano, svolazzano e si ribellano, i capelli ricci.
Quando li tagli non sai mai cosa verrà fuori una volta asciutti.
Quando nell’intimità il tuo partner ti passa una mano tra i capelli rimane incastrata.
Quando c’è umidità si gonfiano, al mare si definiscono, hanno una vita propria, i capelli ricci.

Con i metodi infernali si può forse riuscire a far diventare lisci i nostri capelli, ma nessuna contropermanente, nessuna piastra lisciante, nessun bigodino potrà mai estirpare il nucleo della riccia ribellione che scorre nelle nostre vene.

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Corazón de Culo (spanish version)

 

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El título de este post es realmente feo.

La fealdad es algo subjetivo, así que a lo mejor algo es feo para mí, pero es bonito para otro.

También las opiniones son subjetivas, y los métodos educativos.

Corazón de culo era un chavalín tímido y delgadito.

Cuando nació su madre decidió gastarle una broma mala.

“Quiero llamar a mi hijo con el nombre más feo del mundo, para que crezca fuerte y no se deje intimidar y derribar por las burlas de los compañeros”, pensó la madre, inscribiéndole en el Registro.

Yo intenté explicar a esta mujer que existen otros métodos educativos para crecer un hijo fuerte y aumentar su autoestima, pero no hubo nada que hacer.

Corazón de culo creció triste y marginado por culpa de su nombre, y hasta yo cuando me lo cruzaba por la calle no podía resistirme a tomarle el pelo.

El día de su decimo cumpleaños la madre le regaló una pistola, diciéndole que se la quedara al lado de la cama de manera que hubiera podido defenderse, o en el caso de fuerte depresión hubiera siempre podido pegarse un tiro.

Yo le dije que tal vez hubiera sido mejor evitar, pero nada que hacer, ella creía mucho en sus métodos educativos.

A los 10 años Corazón de culo mató a su madre con la pistola que le había regalado y luego dirigió la pistola contra sí mismo.

Pobre Corazón de culo.

Este breve relato nos ofrece muchas lecciones.

Nunca llames a tu hijo “Corazón de culo”.

Nunca regales una arma de fuego a tu hijo para su cumple.

Nunca le tomes el pelo a alguien por su nombre.

Pero sobre todo, hay métodos educativos que pueden parecer justos y son terribles. Llamar a tu hijo Corazón de Culo es uno de estos.

Pero también pegar a un niño, castigarle y humillarle, hacerle sentir inadecuado e insuficiente creyendo que crezca fuerte y seguro de sí, no lo son menos.

Confiad en mí, no tengo hijos pero os observo.

 

(Grazie a Donald Miranda che ha tradotto “Cuore di Culo” in spagnolo, ritenendola un’opera degna di rappresentare la cultura italiana contemporanea all’estero).

I Miei Tre Amici Finlandesi

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Stanotte ho sognato che facevo la personal trainer a tre ragazzi finlandesi bellissimi, biondi, alti e muscolosi. Erano pure veramente simpatici.

Parlavamo tra di noi in inglese, però loro a volte si dicevano delle cose nella loro lingua e ridevano, io non capivo e avevo la sensazione che mi stessero prendendo un po’ per il culo. Lingua ostica, il finlandese onirico.

Coi i tre finlandesi ci trovavamo ogni giorno per l’allenamento sulle scale di Piazza Venezia a Roma, quale miglior posto per un sano momento di attività fisica.

Si chiamavano Tolle, Ullo e Knolle, tipici nomi finlandesi.

Poi nel sogno io e Ullo ci siamo innamorati.

Soltanto che al momento del primo bacio i simpatici Tolle e Knolle ci hanno dato una spinta e noi siamo rotolati giù dalle scalinata del Milite Ignoto. Dopo avere ruzzolato sui gradini in mezzo ai turisti che ci fotografavano, due poliziotti romani ci hanno arrestati  per atti osceni perché nel rotolamento avevamo perso i vestiti ed eravamo a terra nudi.
Normale, no, perdere le mutande quando cadi dalle scale.

Spero che tra di voi non ci sia nessuno esperto in interpretazione dei sogni.

Poi mi son svegliata, nel letto nessuna traccia di Ullo, sarà rimasto lì al commissariato, speriamo se la cavi con il suo inglese.

Nei sogni ci sono molte cose incredibili.

Ad esempio le persone che vedi possono in realtà essere delle altre, ad esempio il tuo amico Franco può avere il corpo di un altro, di Ugo. Ma tu lo sai che è Franco.

Poi ci si può spostare da un posto all’altro, da un paese all’altro come col teletrasporto.

Si passa da un momento della vita ad un altro, nei sogni, le immagini si sovrappongono, le età si confondono, si accetta la realtà per quella che è.

Ma la cosa che più mi piace è che succedono cose inverosimili ma per tutti sono normali, passare dal futuro al passato, volare, respirare sottacqua, parlare con gli animali, incontrare balene nel Po ed elefanti che volano in mezzo alle nuvole, diventare alti come l’Empire State Building o piccoli come una formichina, vivere in un mondo in cui domina  l’amore, il rispetto e l’accoglienza invece dell’odio e della prevaricazione.

Normale, no?

A me sognare piace un casino.

Il Punitore

 

The-Punisher

 

Io odio chi picchia gli altri.

O piuttosto, odio chi picchia gli indifesi ma ammiro, ad esempio, uno mingherlino e sfigato che tira un pugno ad un gigante tutto muscoli che sta torturando un cagnolino o violentando una ragazzina. O picchiando una vecchietta. O robe del genere.

Da ragazzina leggevo un fumetto che si chiamava il “Punitore” a me piaceva un sacco, ma pedagogicamente era un po’ discutibile: raccontava la guerra personale contro il crimine portata avanti da un veterano di guerra la cui famiglia era stata sterminata dalla mafia.

Tra i suoi metodi di lavoro l’omicidio, l’estorsione, la tortura ed il sequestro di persona.
Tra le sue abilità l’incredibile forza di volontà, l’enorme forza fisica, la massima resistenza al dolore, la conoscenza di tutte le armi, la capacità di guidare e pilotare qualsiasi mezzo.

Il nostro paladino sapeva anche costruire ordigni esplosivi ed era esperto di spionaggio.

Sarà per questo che spesso immaginavo di avere il superpotere della forza illimitata, sognando di camminare in minigonna in piena notte in quartieri malfamati, riempiendo di botte i cattivi che mi volevano fare del male.

Io non mi sono mai picchiata con nessuno.

Le donne in genere si picchiano meno degli uomini tra di loro, anche se esiste il fenomeno della rissa tra donne.

Mi sono sempre chiesta una cosa: perché le donne quando si picchiano si tirano i capelli?
Perchè, se sei una vera dura di Harlem e fai a botte con la più dura del Bronx non hai imparato a tirarle un bel cartone in faccia come fanno i maschi? Un bel pugno, un bel gancio destro.
Perché tiri i capelli, emetti grida acutissime e graffi con le tue unghie acuminate?

Ma soprattutto, perché vi picchiate?

Perché vi picchiate tra donne, tra uomini, tra donne e uomini, tra adulti e bambini, tra bambini e bambini, tra bambini e cani.

E’ sbagliato che qualcuno ti picchi.
E’ sbagliato se picchi qualcuno.

Ed è sbagliato pure il Punitore, che si vendicava con la violenza.

E fate ben attenzione, perché io ho la forza illimitata e se vi becco che picchiate qualcuno, vi ammazzo di botte.

Premio Liebster

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Alcuni giorni fa ho ricevuto da Francesca Rosso, blogger, giornalista e molto altro, la nomination per il premio Liebster, un premio dei blogger per i blogger. Qui ho trovato un link che spiega tutto su come funziona.

Ringrazio molto quindi Francesca e parto con le mie nomination:

Ferdinando De Blasio

Chiara Trevisan

Stefania

Son tre blog molto diversi tra di loro che a me piace leggere e visitare.

Ecco le domande a cui ho risposto:

1- il tuo difetto più bello : tendo a non terminare le frasi che inizio, pensando che il mio interlocutore abbia la capacità d leggermi nel pensiero. Non interrompo le frasi di netto, ma sfumo abbassando gradatamente il volume. Una cosa bellissima.

2- la parola che ti piace di meno : “Ciaone”. La prima volta che l’ho letta pensavo si riferisse al “Ciao né” piemontese, come mi diceva il lattaio in montagna a Ceresole Reale negli anni 80. Poi ho pensato che fosse un mix tra “Ciao” e “one”, da leggere “Ciauan”, un saluto al numero uno. Poi ho capito che era solo un ciao grande per prendere in giro la gente. Un Ciaone, insomma.

3- la parola che ti identifica di più : Ciaone?

4- descriviti in 3 aggettivi : non sono mai stata brava in questa cosa di descriversi in poche parole. Ammetto di non essere in grado di farlo, me ne dispiaccio. Son rimasta almeno 30 minuti a pensarci, ma perdo le parole. Spero non sia grave.

5- la meta del prossimo viaggio : tra poco, nelle Marche. Le Marche sono una regione bellissima, tra l’altro è una regione che si scrive al plurale. Le altre regioni sono al singolare, La Toscana, Il Piemonte, La Sicilia, Il Veneto, La Sardegna, Il Trentino Alto Adige, Il Molise, e tutte le altre. Le Marche no, loro sono una regione al plurale.

6- ultimo film visto : una delle mie caratteristiche è che mi dimentico i film che vedo con una velocità imbarazzante. Mi ricordo però bene “La storia Infinita” e “I Goonies”, che è il mio film preferito. Sta sera vado al cinema a vedere “Walk with Me”, un documentario sulla vita di monaci e monache buddisti in un convento zen, che non fa mai male un po’ di presenza mentale.

7- ultimo libro letto : “Quando siete inghiottiti dalle fiamme” di David Sedaris.

8- se fossi un animale e perché : per questa domanda vorrei avere almeno 3 scelte. Vorrei essere un pesce marino per nuotare sottacqua senza dover risalire per respirare, senza avere freddo anche se l’acqua è fredda, per non vedere troppi essere umani e se mai li vedo scappo che non si sa mai che quelli hanno il fucile e mi sparano con l’arpione. Un’altra ragione è che mi piacerebbe provare com’è una vita senza mani, braccia e gambe in un modo liquido.

9- se fossi un colore : bianco, neutro ed elegante, che racchiude dentro di sé tutti i colori. Visto che ambisco all’eleganza e alla neutralità come la Svizzera senza riuscire a raggiungerle,  forse iniziando dal colore faccio un passo avanti.

10- esprimi un desiderio : espresso.

11- cosa ti succede quando scrivi : parte il vortice dello scrittore. Inizio a scrivere una cosa poi me ne viene in mente un’altra e poi un’altra, che ovviamente non ha niente a che fare con quella di prima e poi ancora un’altra e via vorticando. A volte invece non succede niente e parte il blocco dello scrittore. Fortunatamente sono una di quelle che propende per il vortice.

Ecco le mie 11 domande:

  1. Ti svegli subito la mattina quando suona la sveglia o rimani a letto a posporre?
  2. Ti ricordi il giorno della tua prima comunione?
  3. Ti piace il Capodanno. Se si, perché? Se no, perché?
  4. Ti sei mai fratturato/a un osso del corpo? Quale e come? (Se la risposta è no vale anche una ferita).
  5. Il tuo film preferito.
  6. Un nome proprio di persona che trovi bruttissimo.
  7. Ti piacciono i gelati sfusi o confezionati?
  8. Che lavoro fai? Ti piace?
  9. Che lavoro vorresti fare?
  10. Qual’è il tuo scrittore preferito
  11. Soffri o ti godi la vita?

Se accettate la candidatura dovete rispondere alle domande, ringraziare chi vi ha nominato, e fare altre 11 domande e nominare altri blog.

Ora ho vinto il Premio Liebster? Evviva.

 

 

 

Cuore di Culo

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Il titolo di questo post è veramente brutto.

La bruttezza è qualcosa di soggettivo, quindi magari è brutto per me ma è bello per qualcun altro.

Anche le opinioni sono soggettive, anche i metodi educativi.

Cuore di Culo era un ragazzino timido e magrolino.

Quando nacque sua mamma decise di giocargli un brutto scherzo.

“Voglio chiamare mio figlio col nome più brutto del mondo, affinché cresca forte e non si faccia intimorire ed abbattere dalle derisioni dei compagni”, pensò la madre, e lo registrò all’anagrafe.

Io ho cercato di spiegare a questa donna che esistono altri metodi educativi per crescere un figlio forte ed aumentare la sua autostima, ma non c’è stato niente da fare.

Cuore di Culo crebbe triste ed emarginato a causa del suo nome, e anche io quando lo incontravo per strada non potevo trattenermi dal prenderlo in giro.

Al compimento del suo decimo compleanno la mamma gli regalò una pistola, dicendogli di tenerla di fianco al letto cosicché avrebbe potuto difendersi, oppure in caso di forte depressione avrebbe sempre potuto spararsi.

Io le dissi che forse sarebbe stato meglio evitare, ma niente da fare, lei credeva molto nei suoi metodi educativi.

A 10 anni Cuore di Culo uccise sua madre con la pistola che gli aveva regalato e poi rivolse l’arma contro se stesso.

Povero Cuore di Culo.

Questa breve novella ci offre molti insegnamenti.

Mai chiamare un figlio “Cuore di Culo”.
Mai regalare un’arma da fuoco ad un figlio per il suo compleanno.
Mai prendere in giro qualcuno per il suo nome.

Ma soprattutto, ci sono metodi educativi che possono sembrare giusti ma son tremendi. Chiamare un figlio “Cuore di Culo” è uno di questi.

Ma anche picchiare un bambino, punirlo ed umiliarlo, farlo sentire inadeguato ed insufficiente pensando di crescerlo forte e sicuro di sé non sono da meno.

Fidatemi di me, non ho figli ma vi osservo.

 

Io da Piccola Andavo in Giro al Guinzaglio

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Quand’ero bambina mia madre mi portava a spasso col guinzaglio.

Un guinzaglio vero e proprio, però invece del collare portavo la pettorina.

C’è grande diatriba nell’ambiente cinofilo se sia meglio collare o pettorina, mia madre per fortuna optò per la seconda.

Io non ho mai visto un bambino al guinzaglio, ho visto soltanto me stessa, in foto.

Una volta però al mercato ho visto dei bambini piccoli, 3 anni circa, a spasso con le maestre dell’asilo in fila indiana legati in vita in un trenino di corda.

Sembrava un po’ una cordata dell’alpinismo, che se cade uno rischia che cadano tutti.

E infatti un bimbo a centro cordata si è inciampato e ha fatto cadere almeno altre 4 creature. Hanno iniziato tutti a piangere, 10 bambini che piangevano disperati legati al loro trenino di corda.

Mia madre mi portava a passeggio come fossi un cagnolino e, come molti cagnolini cittadini, mi lasciava libera soltanto in montagna nei prati.

Per fortuna tra i prati ci andavamo spesso perché i miei genitori avevano una casa in montagna.

Lì, oltre che a tornare al richiamo, a fare il seduto e dare la zampa, ho imparato anche ad andare in bici, cosa che ora mi è molto utile perché la bicicletta è il mio mezzo preferito di locomozione in città.

Quand’ero piccola, i bambini imparavano ad andare in bicicletta con le rotelle, che si attaccavano alle ruote posteriori.

Poi giunto il momento giusto, tipo a 6 anni, si toglieva una rotella da un lato e se ne lasciava soltanto una, per imparare ad andare senza.

Ma ovviamente succedeva che, per paura di cadere, ci si inclinasse dal lato della rotella rimasta.

Io ho imparato ad andare in bici così, tutta pendente da un lato, con un terrore dell’altro lato, quello senza rotella.

Immaginatevi questa piccola bambina bionda con i codini sbarazzini e con la maglietta blu e i pantaloncini rossi che va sulla sua graziellina tutta pendente da un lato.

Che per cercare l’equilibrio non si deve mica pendere da un lato.

Non ci si deve mica buttare di peso sulla rotellina rimasta per paura di cadere.

Non si può mica restare legati al guinzaglio.

Che si impara la paura, mica l’equilibrio, mica la libertà.

 

Nota: in foto mia madre porta a passeggio me (al guinzaglio) e mio fratello (arrampicato sul cancello). Mi stava facendo socializzare con un mio consimile quadrupede dietro le sbarre.