Il mio Primo Bacio

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Il mio primo bacio è stato all’età di 15 mesi, in montagna, con un coetaneo biondino niente male.

Non ricordo molto dell’evento, però fortunatamente mio padre era presente e ha immortalato il momento magico.
So bene che la presenza del padre fotografante durante il primo bacio della figlia dovrebbe creare un certo imbarazzo, ma a quell’età si fan cose strane.

Molti bambini piccoli hanno questo istinto baciatorio, io ero uno di quelli.

Il secondo bacio, che in realtà sarebbe il primo vero bacio ma che per comodità chiamerò il “Secondo Primo Bacio”, me lo ricordo bene.

Avevo 14 anni, festa al pomeriggio, balli lenti e patatine, fante e coca cole.

E poi la bibita analcolica finisce e resta una bella bottiglia vuota, bella vuota e roteante.
E gira il nastro gira, come diceva Luca Barbarossa proprio in quegli anni, è un attimo che ti ritrovi a limonare: il famigerato “gioco della bottiglia”.

Io non avevo mai giocato a questo gioco, non sapevo neanche bene in cosa consistesse.

Seduti in cerchio, un ragazzino alto e carino che non avevo mai visto dice “Baciooo” e gira la bottiglia.
La bottiglia mi punta, panico.
Si alza, mi alzo, andiamo nella stanza di fianco, mi bacia, lo bacio, ci baciamo.

Poco romanticismo, molto imbarazzo, il mio secondo primo bacio è stato veramente goffo e maldestro.
Avevo perso la spontaneità baciante che avevo a un anno e mezzo.

Ieri notte ho fatto un sogno e mi è apparso lui, Matteo, rimosso dalla memoria per più di 25 anni ed ora incredibilmente saltato fuori da chissà quale anfratto della mente.

E siccome aveva il cognome di un attore famoso mi son ricordata pure quello.
Sono andata su Facebook a cercarlo e l’ho trovato, ma sarebbe stato meglio di no.

Matteo, il ragazzino del mio secondo primo bacio, è un signore di mezza età, grassottello e pelato, vestito nella maggior parte delle foto in completo giacca e cravatta grigio, pare un agente immobiliare.
Ha tre figli, grassottelli pure loro.

Matteo era un ragazzino alto, magro e bello, pieno di capelli, non doveva essersi trasformato in un uomo di mezza età vestito di grigio topo.
Matteo era completamente diverso, era cambiato.

Le cose cambiano, e lui ne era la prova vivente.

Come si cambia, come è potuto accadere?

Semplicemente succede, il tempo passa e trasforma le cose, le persone, i luoghi.
Tutto muta, tutto è in permanente evoluzione.

E’ l’impermanenza, è la magia della vita.

Ma Matteo no, lui doveva restare come il giorno del nostro secondo primo bacio.

(Nella foto l’istantanea originale del mio primo bacio)

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Le Sopracciglia Arancioni

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Tutti i genitori nutrono aspettative e desideri nei confronti dei loro figli.

Quand’ero bambina mia madre aveva il desiderio di avere una figlia bionda, ma bionda naturale.
Io non ero certo mora, ero bionda, ma lei mi voleva più bionda. Voleva una figlia norvegese tendente all’albino.

Iniziò quindi, a partire dai 13 anni, a spruzzarmi sui capelli lo “Spray Blonde”, sostenendo che fosse uno schiarente naturale a base di camomilla comprato in erboristeria. Ho scoperto in seguito che si trattava invece al 99.9% di roba chimica malsana. Con uno 0,01 di camomilla.

Il trattamento schiarente iniziò un’estate al mare e, complici gli effetti combinati sole-sale-acqua ossigenata, la situazione degenerò rapidamente: in un paio di settimane passai da un biondo cenere ad un giallo paglierino.

A settembre, al ritorno delle vacanze, i compagni di classe mi chiesero cosa fosse successo ai miei capelli. “E’ l’effetto del sole misto all’acqua di mare”, spiegavo.  Mia madre mi aveva fatto giurare che non avrei mai accennato al trattamento schiarente casalingo.

Dopo molti anni posso finalmente dirlo : “Amici, compagni della terza A, altro che sole-mare, eran litri di acqua ossigenata spruzzata con dovizia e metodicità”.  Che liberazione.

Ma la mamma non si limitò ai soli capelli: dovendo essere una figlia norvegese ariana bionda naturale, mi voleva bionda anche di sopracciglia.

Al giorno d’oggi non è più così, adesso anche se sei bionda platino van di moda delle belle sopracciglia folte e scure. Ma quand’ero ragazzina io purtroppo non si discuteva: a meno tu non fossi Madonna ai tempi di “True Blue”,  la sopracciglia nel mio contesto sociale doveva essere fina e perfettamente intonata al colore di capelli.

E allora a 14 anni, avevo appena incominciato il liceo,  iniziò la pratica dello schiarimento delle sopracciglia, che consisteva nel miscelare a puntino acqua ossigenata con qualche altra castroneria chimica e applicarla in loco con un cotton fiocc per alcuni minuti.

Un giorno il mio compagno di classe Carlo mi fece notare che mi ero schiarita le sopracciglia e che viravano all’arancio. Io negai ma lui insistette: “hai le sopracciglia arancioni” continuava “hai le sopracciglia arancioni”, e se me lo ricordo ancora adesso dopo più di 25 anni, credo rappresenti uno di quei piccoli grandi traumi che segnano per sempre la vita di una persona.

Poi dopo un paio di anni mia madre decise che ero abbastanza grande e mi sottopose ad una tintura casalinga comprata al supermercato.

Ma la tintura non dette i risultati sperati: i miei capelli diventarono arancioni, come le mie sopracciglia.

Siccome in quel periodo mi sentivo una vera ribelle di periferia, fui molto felice dei miei capelli arancioni come una giovane punk. In realtà abitavo in centro, ma mi sentivo una giovane da sobborgo urbano.

Mamma non ne fu molto felice invece, e andò a dire in giro per il quartiere che ero una vera ribelle e da vera ribelle mi ero tinta di nascosto i capelli di arancione.

E così negli anni seguenti fui rispettata e temuta da tutte le signore del quartiere, come solo le vere ribelli di periferia che abitano in centro città sanno essere.

(Nella foto si possono osservare gli effetti deleteri dello Spray Blonde su una giovane quattordicenne. Il cane, invece, è rosso naturale).