Il mio Primo Bacio

scansione0048

 

Il mio primo bacio è stato all’età di 15 mesi, in montagna, con un coetaneo biondino niente male.

Non ricordo molto dell’evento, però fortunatamente mio padre era presente e ha immortalato il momento magico.
So bene che la presenza del padre fotografante durante il primo bacio della figlia dovrebbe creare un certo imbarazzo, ma a quell’età si fan cose strane.

Molti bambini piccoli hanno questo istinto baciatorio, io ero uno di quelli.

Il secondo bacio, che in realtà sarebbe il primo vero bacio ma che per comodità chiamerò il “Secondo Primo Bacio”, me lo ricordo bene.

Avevo 14 anni, festa al pomeriggio, balli lenti e patatine, fante e coca cole.

E poi la bibita analcolica finisce e resta una bella bottiglia vuota, bella vuota e roteante.
E gira il nastro gira, come diceva Luca Barbarossa proprio in quegli anni, è un attimo che ti ritrovi a limonare: il famigerato “gioco della bottiglia”.

Io non avevo mai giocato a questo gioco, non sapevo neanche bene in cosa consistesse.

Seduti in cerchio, un ragazzino alto e carino che non avevo mai visto dice “Baciooo” e gira la bottiglia.
La bottiglia mi punta, panico.
Si alza, mi alzo, andiamo nella stanza di fianco, mi bacia, lo bacio, ci baciamo.

Poco romanticismo, molto imbarazzo, il mio secondo primo bacio è stato veramente goffo e maldestro.
Avevo perso la spontaneità baciante che avevo a un anno e mezzo.

Ieri notte ho fatto un sogno e mi è apparso lui, Matteo, rimosso dalla memoria per più di 25 anni ed ora incredibilmente saltato fuori da chissà quale anfratto della mente.

E siccome aveva il cognome di un attore famoso mi son ricordata pure quello.
Sono andata su Facebook a cercarlo e l’ho trovato, ma sarebbe stato meglio di no.

Matteo, il ragazzino del mio secondo primo bacio, è un signore di mezza età, grassottello e pelato, vestito nella maggior parte delle foto in completo giacca e cravatta grigio, pare un agente immobiliare.
Ha tre figli, grassottelli pure loro.

Matteo era un ragazzino alto, magro e bello, pieno di capelli, non doveva essersi trasformato in un uomo di mezza età vestito di grigio topo.
Matteo era completamente diverso, era cambiato.

Le cose cambiano, e lui ne era la prova vivente.

Come si cambia, come è potuto accadere?

Semplicemente succede, il tempo passa e trasforma le cose, le persone, i luoghi.
Tutto muta, tutto è in permanente evoluzione.

E’ l’impermanenza, è la magia della vita.

Ma Matteo no, lui doveva restare come il giorno del nostro secondo primo bacio.

(Nella foto l’istantanea originale del mio primo bacio)

Annunci

Breve Storia d’Amore Appena nata e già Finita

obox_3_600.1

 

A Torino c’è un parco sul fiume, bello e molto frequentato, si chiama “Valentino”.

Al Valentino, detto in gergo “Vale”, appena scoppia la primavera i prati diventano le spiagge di Riccione, mentre la sera fino ad alcuni anni fa c’era il cinema all’aperto.

Io ci andavo sempre con le mie amiche Carola e Camilla, non ricordo quanti films ho visto ma dovevano essere belli, perché i film brutti non vado a vederli.
Ci si mette tutti sul pratone con i teli per terra e si guarda il film sotto le stelle, sdraiati sull’erba.
La proiezione non è certo HD e il suono ha da lavorare per diventare double surround home-park-theatre, ma si sta bene, c’è la brezza delle sere d’estate e le birrette che rinfrescano.

Ma c’è qualcuno che vuole rovinarti la serata.

A Torino ci sono delle presenze malefiche da aprile a novembre, ci sono la notte ma anche di giorno sotto al sole. Pericolose ed onnipresenti, sono capaci di trasformare un momento di svago e di festa in un dramma collettivo: sono le temibili zanzare tigre.

Io le odio terribilmente; so che se ci sono in terra avranno pure una loro funzione nell’equilibrio naturale, tipo nutrire i pipistrelli e i ragni, diffondere la malaria e la filaria, ma con tutto rispetto per le zanzare extracomunitarie, potevano starsene a casa loro nei paradisi tropicali.
Ho molta nostalgia per la cara vecchia zanzarina piccolina, che pungeva al tramonto e poi spariva. La zanzara italiana non si sarebbe mai permessa di venire a pungerti sotto il sole.
Queste zanzare immigrate no, queste ti punzecchiano giorno e notte, sole o luna.

“Ragazze, avete mica dell’autan, mi sono dimenticata di prenderlo porco cane”.
“Figurati, fa malissimo è una cosa chimica, io uso solo estratto di citronella ma l’ho messo a casa” mi risponde Carola.
Camilla invece ridacchia, lei è una di quelle fortunatissime persone al mondo che non viene mai punta, o forse la pungono ma il suo corpo non ha nessun tipo di reazione, subisce passivamente l’attacco ematofago.

Odio le persone che non vengono punte dalle zanzare, per me non hanno diritto alla vita. Anche perché, a causa loro, io vengo punta doppio. O triplo, o quadruplo, dipende quanti sono. E se loro sono 99 e io una mi pungeranno 99 volte di più. Ma ti pare che abbiano diritto di vivere ‘sti stronzi?

Forse sembrerò un po’ dura, ma le persone che non vengono punte potrebbero essere creature a sangue freddo, forse alieni, forse rettiliani. Persone cattive e incapaci di amare, perché hanno il sangue amaro. Poi una persona che non sente una cosa fastidiosa come una puntura di zanzara, sarà sicuramente una persona insensibile e priva di empatia, non vi sembra? Sangue amaro, cuore di pietra.

Forse l’avrete intuito, ma a me le zanzare pungono moltissimo, e reagisco con ponfi e prurito incontrollato. Se potessi scegliere un superpotere ci sarebbe il volo e l’invisibilità al secondo e terzo posto e non essere punti dalle zanzare tigre al primo posto.

“Mi sa che me na vado” e mentre sto per raccogliere le mie misere cose per battere in ritirata onde evitare di diventare un ponfo zanzaroso, mi volto e lo vedo.

E’ lui. Marco. Bellissimo, con un cappellino tipo una coppoletta, occhi neri e un accenno di basetta. Rimango folgorata, è amore a prima vista.

Si avvicina e urla “Camilla!!!”, si abbracciano.

Marco è un amico di Camilla, sono entrambi di Genova, hanno fatto il liceo insieme.
“Vivo qui già da due anni, non sapevo anche tu fossi qui a Torino” dice Marco e la sua voce è melodiosa e sexy, sono innamorata pazza. Ci presentiamo, lo guardo, mi guarda.

“Posso guardare il film insieme a voi, aspettavo un amico ma non è venuto”. Ma certo, mettiti qui vicino a noi, sdraiati vicino a me che ti racconto la storia delle zanzare tigre che sono volate via, son tornate ai tropici e il nostro amore che sboccia in una sera di giugno.

Ma le zanzare non sono volate via, hanno deciso di darsi un appuntamento, stanno facendo un rave sul mio corpo.

“Che noia però sta zanzare” dico a Marco.
“Zanzare? Ci sono le zanzare? A me non pungono mai!”

Breve storia d’amore appena nata e già finita.

Migliaia di Piccoli Cuori

Quando prendi un cucciolo di cane succede che per strada quasi tutti lo guardano e sorridono.

E’ bellissimo perché sembra che tutti sorridano a te, invece nessuno ti sta cagando, tu anzi è come non esistessi.
Il cucciolo di cane può essere di una carineria inaudita e le persone, oltre a sorridere, reagiscono nei seguenti modi:
-chi guardandolo dice “ma che carino”, generalmente con tono acuto e a vari volumi, dall’appena sussurrato al praticamente gridato.
-chi ti ferma e ti chiede “ma è un cucciolo? Quanto ha?”
-chi inizia a chiamarlo con vari suoni (quello lì che si usa per chiamare il gatto è il più quotato) e rimane un po’ deluso se il cagnolino non lo degna.
-chi si fionda sul malcapitato cagnolino, lo solleva da terra e inizia a mugulare e fare versetti ignorando completamente la tua presenza all’altro capo del guinzaglio.
-che lo vede ma fa finta di niente.
Ecco, quest’ultima categoria, chi lo vede ma fa finta di niente, secondo me sono genti cattive e senza cuore.
O forse no, forse sono gli unici ad essere normali.
Io quando vedo le genti che guardano il cagnolino e diventano tutte sorridenti e iniziano a parlare e gioire della presenza del cuccioletto mi chiedo che cazzo stia succedendo al genere umano, che col cagnolino tutti son felici e poi fan tre metri e smadonnano di odio e rancore.
Ma dico io, ma se basta un piccolo cagnolino stanco per aprire le persone alla gioia, ma se basta così poco dico io, ma perché non si riempiono le città di cagnolini, migliaia di cagnolini e gattini e anche agnellini oserei dire.
Migliaia, centinaia di migliaia di cuccioli di ogni specie, credo e colore, tutti a zompettare per le le vie e poi già che ci siamo, anche bimbi di due/tre anni di tutte le etnie che corrono coi cagnolini e coi gattini e tutti a sorridere, tutti a ridere.
Poi la sera le strade e le piazze sarebbero tutte piene di urine e deiezioni varie e anche qualche vomitino e allora sicuramente il ragioniere Pantelli si incazzerebbe e allora tutti insieme a pulire le strade con le scopette e tutti giù a ridere, tutti ad abbracciarsi con le scopette.
Così tutti son felici. Tutti che se la ridono, tutti che se la giocano.
E poi la notte tutti a nanna nel lettone, migliaia di piccoli cuccioli, migliaia di piccoli cuori.