Nonna Vanna e la Ginnastica da Letto

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Mia nonna materna si chiamava Giovanna, ma tutti la chiamavamo Nonna Vanna.
Era una donna magra e piccolina, molto elegante, con gli occhi verdi ed i capelli rossi.

Nonna Vanna viveva in un appartamento grandissimo, ci abitava con il marito, i tre figli e la domestica, ma piano piano si era ritrovata sola in questo mare di stanze vuote.

Il ricordo più nitido che ho di lei risale a quando avevo circa 8 o 9 anni.
In quel periodo invece delle scarpe portavo i pattini, sempre, soltanto a scuola mi obbligavano a mettere le scarpe.

Ero anche appassionata di verticali, le facevo ovunque, coi pattini ovviamente.
Appoggiavo le mani a terra e slanciavo verso l’alto una gamba, l’altra la seguiva dopo un istante.

Ed in quella casa dalle mille stanze vuote un pomeriggio, mentre mi esercitavo nelle mie inversioni, la nonna mi passò vicino nel momento dello slancio della gamba e le sferrai un bel calcio in faccia, arricchito dalla presenza metallica del pattino.

Lei cadde a terra sanguinante ed i giorni seguenti i vicini ed i conoscenti pensavano che fosse stata picchiata o scippata da un malvivente, perché aveva il viso tumefatto.

“No, no, nessuno scippo, è mia nipote che mi ha tirato un calcio pattinato in faccia”.

Ora che ho raccontato questo episodio mi sento alleviata dal senso di colpa, che tirare un calcio in faccia ad un’anziana signora non è mai bello.

Un altro ricordo risale a qualche anno prima, in montagna, Nonna Vanna a tavola mi obbliga a cenare con un libro in equilibrio sulla testa e altri due sotto le ascelle, per imparare a mangiare composta, con la schiena dritta e i gomiti vicino al corpo.

“Se impari a mangiare elegantemente non ti troverai in imbarazzo se un giorno dovessi essere invitata a pranzo a Buckingham Palace dalla Regina” mi diceva.

Poi uno si chiede perché un paio di anni dopo le è arrivato un calcio volante in faccia.

Nonna Vanna ogni sera beveva la tisana rilassante.

“Dormo che è una meraviglia con questa tisana”, ci diceva, omettendo di confidare ai nipotini che insieme alla tisana da cinquantanni assumeva ogni sera anche una piccola pastiglietta di Tavor (farmaco della categoria delle benzodiazepine, con proprietà ansiolitiche, anticonvulsanti, sedative e miorilassanti).

Appena sveglia la nonna faceva una cosa stranissima ed originale, che non avevo mai visto fare a nessuno in famiglia: la ginnastica da letto.

Con questo termine in genere ci si riferisce ad una cosa un po’ sessuale, ma per Vanna era una cosa serissima e per nulla piccante.

Ancora sdraiata nel letto, con la sua camicia da notte di seta, iniziava una serie interminabile di sollevamenti delle gambe tese e di addominali.

Una sorta di pilates ante litteram, mia nonna a 85 anni aveva una carpiatura da far invidia a Tania Cagnotto.

Ma soprattutto quello che maggiormente mi affascinava era l’incredibile “ginnastica facciale da letto”.

Dopo aver sollevato le gambe su e giù per almeno venti minuti, iniziava a contorcere la faccia che neanche Jim Carrey sarebbe arrivato a tanto.

Se mia nonna avesse registrato con un marchio la sua ginnastica da letto sarebbe diventata milionaria.

Nonna Vanna morì qualche mese prima di compiere 100 anni.

La sua ginnastica da letto era veramente formidabile. O forse saranno stati 50 anni di Tavor.

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La Donna Delle Pulizie

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Nella mia famiglia d’origine c’è sempre stata la donna delle pulizie.

Mia madre, nel goffo tentativo di trasformarsi in una dama aristocratica malgrado le origini plebee, la chiamava “Colf” o “Governante”, oppure “Bambinaia” se si trattava di una “baby sitter”.

La nostra donna delle pulizie si chiamava Lia. Era veneta, con le mani grandi e callose.

Mia nonna diceva che i veneti sono i meridionali del nord, ma più volonterosi e meno rumorosi, solo leggermente propensi all’alcolismo, ma questo è un discorso a parte.
“Giuanin Lamiera ha fatto venire i napuli a Torino”, diceva, riferendosi all’avvocato Agnelli, “ma anche tanti veneti”.
E poi terminava con un sorprendente “Grazie a Giuanin e a tutte le persone che sono emigrate per venire a lavorare qui, oggi Torino è una città migliore”.

Malgrado la consuetudine infantile io non mi sono mai abituata ad avere per casa qualcuno che fa le pulizie al posto mio.

Adesso che sono adulta, ogni tanto faccio venire la “collaboratrice domestica”, che non è veneta e non ha le mani callose, è una bellissima ragazza trentenne rumena dalle mani affusolate, Soriana, ed è simpaticissima.

E difatti è talmente simpatica che quando viene a casa passiamo la metà del tempo a chiacchierarcela e ridere.

Io mi sento in colpa che deve fare le pulizie, mi sembra che dovrei pulirmela io la casa, mi dispiace un po’ che so che ha dei figli, lavora un sacco e poi deve pure cucinare e pulire la sua di casa.

Allora cerco di svagarla, le offro il caffè, le faccio ascoltare un po’ di musica, le racconto dei miei viaggi e la distraggo nel suo lavoro.
Lei coglie la palla al balzo e si fa gran chicchierate.

Poi mi sento in colpa perché dovrei aiutarla e allora mi metto di mezzo e la intralcio, che lei è una professionista delle pulizie e lavorerebbe molto meglio se io non la disturbassi.

Una volta, nel tentativo di aiutarla a spostare delle sedie, sono inciampata nel filo dell’aspirapolvere e, nel goffo tentativo di non cadere rovinosamente a terra, mi sono aggrappata alle tende. La tenda si è staccata e il bastone di supporto mi è caduto in testa procurandomi un ematoma gigante

Ma lo sapete che ogni anno gli incidenti domestici sono 4,5 milioni, di cui 8 mila mortali? Ho rischiato di morire e voi avete ridacchiato?

Ma la cosa più angosciante è che quando viene Soriana, la sera prima mi assale il senso di colpa che devo farle trovare una casa non troppo sporca e, per non fare brutta figura, inizio a pulire a riordinare, che non sia mai che la donna delle pulizie trovi la casa sporca o disordinata.

E posso assicurare che farei più in fretta a fare i mestieri da sola, perché riordinare per la donna di pulizia richiede organizzazione e precisione, questo lo metto qui, questo lo metto là, perchè lei è una professionista dell’ordine e della pulizia.

Poi arriva Soriana e mi fa i complimenti per come tengo la casa.

Te credo, penso io, ieri son stata 7 ore a ramazzare e riordinare.

Ma lei è una vera professionista del pulito,  e come sa lavare, smacchiare, sgrassare, candeggiare, spazzare, aspirare, lucidare, detergere, disinfettare lei, io non riuscirò mai.