Perché odio Halloween

 

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Fortunatamente anche quest’anno Halloween è passato.

A me non piace, ci sono tutte queste persone che passeggiano per strada travestite da zombie, che gridano, lanciano petardi e cercano di farti paura.

La fascia d’età è piuttosto ampia, diciamo dagli 1 ai 50 anni, tutti che cercano di spaventarsi a vicenda mascherati in modo antiestetico.

Poi la notte di Halloween non ci sono i morti viventi in giro, magari, ci sono orde di giovani ubriachi ululanti e sopra le righe con la faccia insanguinata e brandelli di carne che pendono dalle membra.

Qui in Italia è una festa relativamente moderna, si festeggia da pochi anni.

Ha parzialmente soppiantato con grande naturalezza le nostre tristi feste dei morti e di ognissanti.
Non si va più al cimitero a trovare i parenti defunti, a portare i fiori e mettere in ordine la tomba, si va in discoteca vestiti da zombie. I morti siamo noi.

Mio padre, grande appassionato di serie tv americane, Già più di 30 anni fa conosceva benissimo la festa di Halloween e sognava che i suoi figli andassero di casa in casa a suonare il campanello intimando “dolcetto o scherzetto”.

Ma non abitavamo in una villa di un benestante quartiere americano dove era normale che un bambino di 6 anni uscisse da solo in piena notte vestito da morto vivente a bussare alle porte.
Stavamo in un palazzo di 10 piani a Torino, un palazzo rispettabile e signorile per carità, ma forse non ancora pronto a tale modernità.

Mio padre voleva assolutamente che noi figli vivessimo i festeggiamenti di Halloween e facessimo dolcetto o scherzetto.

Mio fratello si rifiutò categoricamente, mentre io, avevo 6 o 7 anni ed ero facilmente manipolabile, accettai.
“Portiamo un po’ di modernità in questo palazzo!”

Mio padre mi preparò il costume: un maglione vecchio, nero col cappuccio, la faccia dipinta con il carbone vegetale contro i gas intestinali e denti bianchi di plastica da vampiro.

Io non ero molto convinta, ma mio padre mi esortò “Vedrai, ti divertirai moltissimo”.

Un po’ titubante esco di casa esortata dai mei genitori.
“Vai divertiti!”

Vado al terzo piano. Suono il campanello, nessuna risposta.

Al quarto, apre un signore grasso in ciabatte. “Dolcetto o scherzetto?”. Mi guarda e con fare impassibile mi chiude la porta in faccia.

Al quinto apre la signorina Tedeschetti-Mazzonti. “Dolcetto o scherzetto?”
“Non so di cosa tu stia parlando, ma se si tratta di uno scherzo non fa ridere per niente” e chiude la porta.

Al sesto mi trovo davanti marito e moglie “I tuoi genitori non ti hanno insegnato l’educazione? Non hai altri posti dove andare a giocare?”.

Arrivo al settimo. Lì abita la terribile vedova Segretti, 87 anni di pura cattiveria e odio, rivolto soprattutto verso cuccioli e bambini.

Mi faccio coraggio e suono il campanello.
“Dolcetto o scherzetto”

Da dietro la porta un grido rauco sembra provenire dagli abissi della crosta terrestre: “Vai via brutta bambina schifosa!”

Dopo aver incassato ben cinque piani di frustrazione e rifiuti credo sia giunto il momento dello scherzetto.

Io non so in cosa consista lo scherzetto, ma mio fratello oggi pomeriggio mi ha dato di nascosto un Maxi Petardo Fischione, allora lo accendo e lo metto sotto lo zerbino.

BUM BUM SBADABUM!

Che scherzo entusiasmante, i petardi risuonano nella tromba delle scale come una bomba nucleare.

Dagli altri appartamenti gli inquilini si affacciano per capire da dove provenga questo frastuono, io mi spavento, scendo le scale, mi inciampo, mi prendo una gran culata sui gradino di marmo.

Arrivo finalmente al secondo piano, mi attacco al campanello. Mi apre mio padre.

“Allora, ti sei divertita? Dove sono i tuoi dolcetti?”

“Papà, so di non avere il diritto di dirtelo ma questa volta in quanto zombie sono esonerata: vaffanculo”, e vado a letto.

La mattina seguente un’ambulanza carica un corpo esanime.

“E’ la povera signora Segretti, ha avuto un infarto ieri sera dopo cena proprio sull’uscio di casa”, dice la portinaia a mia madre.

Forse sarebbe stato meglio avesse scelto il dolcetto.

(Nell’immagine HD, io ritratta con indosso il fantastico costume di Halloween preparato con grande accuratezza da mio padre)

 

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Perché Tutti Avevano un Costume Bellissimo e io Avevo una Scatola di Panettone in Testa?

 

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Essere genitori è sicuramente qualcosa di estremamente complesso.

Crescere un figlio, accompagnarlo nel cammino per diventare un essere umano adulto, forse felice, è un compito che richiede sacrificio e dedizione, amore e pazienza. Gli errori, gli sbagli, sono sempre in agguato, fanno capolino dietro l’angolo ad ogni passo.
Per questo ho imparato a perdonare gli errori,  bisogna essere in grado di sospendere il giudizio e lasciare andare le critiche.

Ma una cosa non perdonerò mai ai miei genitori.

Avevo 5 anni, all’asilo avevano organizzato una bellissima festa di Carnevale.
Tutti i bambini parlavano da giorni di come si sarebbero vestiti, io sarò la Principessina Meringa, io il Re di Busto Arsizio, io il Cavalier Cantuccio.

“E tu che costume avrai, Francesca?”

Non lo sapevo mica, perché mio padre mi aveva promesso un bellissimo costume a sorpresa.

“Sarà il costume più bello di tutta la scuola!” mi diceva con affetto.
Ricordo ancora la trepidante attesa per il mio costume a sorpresa.

Arrivò il giorno della festa. Mia madre mi fece chiudere gli occhi e indossai il costume.
“Ora puoi aprire gli occhi”.
Ma non vedevo quasi niente, mi aveva messo in testa qualcosa che mi copriva tutto il viso.
Avevo solo due piccoli fori per gli occhi.

“Sei il Guerriero del Futuro!” Esclamò mio padre entusiasta.

Dai piccoli fori riesco a specchiarmi: ho in testa una scatola di panettone dipinta in modo sommario e addosso una specie di mantello rosso fatto con la tovaglia di Natale.
Scatola e tovaglia mi impediscono i movimenti.

Passai una festa di merda, appena mi muovevo andavo a sbattere contro muri, persone e tavolini.
Tutti si divertivano un sacco, ballavano e ridevano, correvano e giocavano.
Mangiavano e bevevano, patatine e cocacole, bugie e caramelle gommose, tutte robe che a casa erano vietate e che quindi agognavo come il nettare degli dei.

Ma non potevo averle.

Mio padre mi disse infatti che non avrei dovuto togliere il casco per tutta la festa, perché se no gli altri bimbi mi avrebbero riconosciuta.
“Sei il Guerriero del Futuro, è il nostro piccolo segreto!”

E senza togliere la scatola di panettone la bocca era inaccessibile.

Son stata tutta la festa in piedi in un angolo che neanche le Guardie di Palazzo Venezia sono così immobili.

“Il mio costume è il più bello, sono il cavaliere del futuro!” pensavo guardando dai piccoli fori gli altri mangiare, bere e divertirsi.

Io non so quale terribile perversione si celasse nei miei genitori per confezionarmi il vestito di carnevale più brutto e scomodo del mondo, ma una cosa è certa: se son diventata quello che sono oggi lo devo anche a quella scatola di panettone in testa.

 

Rettifica: come si può notare dalla foto, il casco del “Guerriero del Futuro” non è fatto con una scatola di Panettone, bensì di Pandoro. Ci tenevo a sottolinearlo qualora qualche genitore volesse replicare il costume per la prossima festa di Carnevale.