Stress da Regali di Natale?

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L’avvicinarsi del Natale mi mette l’ansia.

O meglio, mi mette l’ansia l’idea di pensare ed acquistare i regali di Natale.

Ho letto su Focus che lo stress da regalo affligge ben 6 italiani su 10, è molto dannoso per la salute e va evitato assolutamente.

Fino ad alcuni anni fa rimuovevo a livello conscio l’avvicinarsi del 25 dicembre fino al pomeriggio del 23, momento in cui iniziava a manifestarsi un terribile senso di colpa.

A quel punto non c’era più niente da fare: bisognava uscire, entrare in un negozio a caso e comprare delle cose a caso, tanto è il pensiero che conta.

Dopo alcuni anni e molti soldi spesi in oggetti orrendi ed inutili, ho riflettuto: il regalo deve essere qualcosa di spontaneo, è un pensiero d’amore, è la rappresentazione materica di un affetto profondo, non dobbiamo essere schiavi del turbocapitalismo che ci impone manipolandoci di acquistare montagne di oggetti, alimentando così la nostra bramosia di prodotti inutili.

Per questo ho smesso di fare i regali.

Non posso nascondere che a me piace molto ricevere pacchetti e pacchettini, è una delle cose che preferisco.

Ci troviamo di fronte ad un classico caso di dissonanza cognitiva: ricevere i regali è bellissimo e fa star bene, farli è bruttissimo e fa venire l’ansia.

Purtroppo smettendo di donare ho anche smesso di ricevere, e questa per me è una cosa inaccettabile: io pretendo i miei regali di Natale.

Sono cosciente che a una prima lettura potrei sembrare un individuo superficiale ed egoista.

Ebbene non è così: sono una persona malata che soffre di fobia e ansia da shopping natalizio, e sono pertanto incapace di acquistare i regali di natale.

Dovreste provare compassione per me e farmi un bel regalo.

Ad esempio mi piacerebbe molto ricevere un appartamento al mare, possibilmente in Toscana, con un bel giardino.
Poi se proprio non avete la possibilità di regalarmi la casa accetto anche l’usufrutto a vita.

Se non volete strafare accetto anche un viaggio di un mese all inclusive alle Maldive, un camper (preferirei nuovo), un buono di un anno valido per essere seguita da un personal shopper che si occupi del mio look (pagate voi anche i vestiti, se no che regalo è).

Stavo pensando anche ad un intervento di blefaroplastica, che la mattina ho gli occhi come Bud Spencer.

Mi piacerebbe molto anche avere un teatro (possibilmente avviato) in una capitale europea, mai che a qualcuno gliene avanzasse uno.

Soldi preferisco di no, ma se proprio insistete scrivetemi e vi mando le mie coordinate bancarie, che rifiutare un regalo non è educato.

Grazie a tutti, Buon Natale.

 

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La Donna Delle Pulizie

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Nella mia famiglia d’origine c’è sempre stata la donna delle pulizie.

Mia madre, nel goffo tentativo di trasformarsi in una dama aristocratica malgrado le origini plebee, la chiamava “Colf” o “Governante”, oppure “Bambinaia” se si trattava di una “baby sitter”.

La nostra donna delle pulizie si chiamava Lia. Era veneta, con le mani grandi e callose.

Mia nonna diceva che i veneti sono i meridionali del nord, ma più volonterosi e meno rumorosi, solo leggermente propensi all’alcolismo, ma questo è un discorso a parte.
“Giuanin Lamiera ha fatto venire i napuli a Torino”, diceva, riferendosi all’avvocato Agnelli, “ma anche tanti veneti”.
E poi terminava con un sorprendente “Grazie a Giuanin e a tutte le persone che sono emigrate per venire a lavorare qui, oggi Torino è una città migliore”.

Malgrado la consuetudine infantile io non mi sono mai abituata ad avere per casa qualcuno che fa le pulizie al posto mio.

Adesso che sono adulta, ogni tanto faccio venire la “collaboratrice domestica”, che non è veneta e non ha le mani callose, è una bellissima ragazza trentenne rumena dalle mani affusolate, Soriana, ed è simpaticissima.

E difatti è talmente simpatica che quando viene a casa passiamo la metà del tempo a chiacchierarcela e ridere.

Io mi sento in colpa che deve fare le pulizie, mi sembra che dovrei pulirmela io la casa, mi dispiace un po’ che so che ha dei figli, lavora un sacco e poi deve pure cucinare e pulire la sua di casa.

Allora cerco di svagarla, le offro il caffè, le faccio ascoltare un po’ di musica, le racconto dei miei viaggi e la distraggo nel suo lavoro.
Lei coglie la palla al balzo e si fa gran chicchierate.

Poi mi sento in colpa perché dovrei aiutarla e allora mi metto di mezzo e la intralcio, che lei è una professionista delle pulizie e lavorerebbe molto meglio se io non la disturbassi.

Una volta, nel tentativo di aiutarla a spostare delle sedie, sono inciampata nel filo dell’aspirapolvere e, nel goffo tentativo di non cadere rovinosamente a terra, mi sono aggrappata alle tende. La tenda si è staccata e il bastone di supporto mi è caduto in testa procurandomi un ematoma gigante

Ma lo sapete che ogni anno gli incidenti domestici sono 4,5 milioni, di cui 8 mila mortali? Ho rischiato di morire e voi avete ridacchiato?

Ma la cosa più angosciante è che quando viene Soriana, la sera prima mi assale il senso di colpa che devo farle trovare una casa non troppo sporca e, per non fare brutta figura, inizio a pulire a riordinare, che non sia mai che la donna delle pulizie trovi la casa sporca o disordinata.

E posso assicurare che farei più in fretta a fare i mestieri da sola, perché riordinare per la donna di pulizia richiede organizzazione e precisione, questo lo metto qui, questo lo metto là, perchè lei è una professionista dell’ordine e della pulizia.

Poi arriva Soriana e mi fa i complimenti per come tengo la casa.

Te credo, penso io, ieri son stata 7 ore a ramazzare e riordinare.

Ma lei è una vera professionista del pulito,  e come sa lavare, smacchiare, sgrassare, candeggiare, spazzare, aspirare, lucidare, detergere, disinfettare lei, io non riuscirò mai.